Asma: variante genica aumenta rischio
Una variante nel gene CHI3L1, che codifica per la proteina chitinasi-simile YKL-40, è associata ad asma, iperresponsività bronchiale e riduzione della funzionalità polmonare. La cascata dell'YKL-40 potrebbe servire da nuovo target terapeutico per il trattamento dell'asma. In uno studio precedente era stato già dimostrato che elevati livelli sierici di YKL-40, che è coinvolta nell'infiammazione e nel rimodellamento tissutale, sono correlati a gravità dell'asma, funzionalità polmonare ed ispessimento della membrana basale subepiteliale, ma non era stato possibile determinare se la presenza della proteina nel polmone fosse una risposta all'asma: è stato ora rilevato un coinvolgimento del gene stesso, il che suggerisce che questa cascata sia uno dei principali fattori contribuenti all'asma. E' stato dunque individuato un nuovo fattore nella patogenesi dell'asma completamente indipendente dalle allergie. Dato lo stretto legame fra asma ed allergie, è spesso impossibile separare le due cose, e trovare geni che siano in prima istanza responsabili dell'asma e non dei sintomi allergici che spesso scatenano l'attacco asmatico. (N Engl J Med 2008; 358: 1682-91)
La famiglie asmatiche rischiano di più
L'analisi dei documenti genealogici allegati ai certificati di morte suggerisce che vi sia un contributo ereditario alla mortalità asmatica. Precedenti studi hanno documentato la natura ereditaria dell'asma, ma le analisi in merito sono state limitate ai parenti di primo grado ed ai ricordi del paziente della storia familiare, non tenendo conto dei parenti più alla lontana o della gravità del fenotipo. I risultati del presente studio dovrebbero fornire ulteriori incentivi ai medici che si occupano di asma ad interrogare in modo approfondito i propri pazienti sulla propria storia familiare, in quanto si tratta di un fattore di rischio di mortalità. ( Am J Respir Crit Care Med 2007; 176: 865-70 )
Rimodellamento vie aeree negli asmatici
Nei pazienti asmatici, l'età avanzata, la durata dell'asma ed un basso BMI sono importanti fattori discriminanti dell'ostruzione fissa delle vie aeree. Benchè le attuali terapie mirate verso l'infiammazione e l'iperresponsività delle vie aeree possano alleviare e prevenire i sintomi nella maggior parte dei pazienti, alcuni di essi accusano sintomi persistenti ed un declino progressivo della funzionalità respiratoria, descritti come asma irreversibile o refrattario. Sono necessari studi prospettici a lungo termine che pongano in correlazione le variabili fisiologiche con i dati istologici delle biopsie polmonari per esplorare ulteriormente il rimodellamento delle vie aeree. ( Ann Allergy Asthma Immunol 2007; 99: 408-12 )
Irregolarità mestruale e asma
Le patologie delle vie aeree sono più comuni nelle donne con oligomenorrea che in quelle con cicli mestruali normali. I medici dovrebbero essere consapevoli che le donne con irregolarità mestruali sono a maggior rischio di asma e disfunzioni polmonari, e questo fattore di rischio si unisce ad altri fattori connessi alle patologie polmonari quali obesità e scarsa attività fisica. In particolar modo le donne con irregolarità mestruali che non fanno esercizio quotidianamente dovrebbero essere sottoposte a test della funzionalità polmonare, in quanto questa categoria rappresenta un motivo di preoccupazione a livello di sanità pubblica. ( J Allergy Clin Immunol 2007; 120: 557-64 )
L'eterogeneità ventilatoria nell'asma
La distribuzione non omogenea della ventilazione dei polmoni, denominata eterogeneità ventilatoria, rappresenta un fattore predittivo indipendente di iperresponsività delle vie aeree con asma. L'infiammazione delle vie aeree e l'eterogeneità ventilatoria sono state entrambe connesse all'iperresponsività ventilatoria con asma, ma non era finora chiaro se l'eterogeneità ventilatoria fosse ancora un fattore predittivo significativo in assenza di infiammazione. I dati del presente studio suggeriscono che una maggiore comprensione dei fattori determinanti dell'eterogeneità ventilatoria potrebbe portare ad un più efficace trattamento dell'asma e fornire un ulteriore strumento per il monitoraggio del trattamento, determinando un miglioramento degli esiti a lungo termine per i pazienti asmatici. ( Thorax 2007; 62: 684-9 )
Asma e livelli prostaglandina E2
La produzione sistemica di prostaglandina E2 (PGE2) differisce in base alla sensibilità all'aspirina nei pazienti asmatici. Circa il 10 percento degli adulti asmatici soffre di sensibilità all'aspirina, e i test di provocazione utilizzati nel presente studio sono il solo metodo definitivo per diagnosticare questa sindrome. La mancata depressione della biosintesi sistemica di PGE2 susseguente alla somministrazione dei pazienti con crisi asmatiche indotte dal farmaco potrebbe essere una conseguenza dell'attivazione delle mastocellule con risposta infiammatoria secondaria ai mediatori rilasciati. Ciò comunque potrebbe non essere valido nei bronchi, in cui l'aspirina può sopprimere la biosintesi di PGE2 anche nei pazienti con sensibilità al farmaco. ( Thorax 2008; 63: 27-34 )
Asma grave: promettente termoplastica bronchiale
La termoplastica bronchiale è sicura e può rivelarsi efficace nel miglioramento dei sintomi a carico dei pazienti con asma grave. I risultati iniziali dell'applicazione di questa tecnica sono incoraggianti, ma è necessario altro lavoro prima che questo trattamento possa essere raccomandato. Era stato già dimostrato in studi precedenti che la termoplastica bronchiale riduce la muscolatura liscia delle vie aeree e la risposta broncocostrittiva nell'asma. Nel presente studio, essa è stata associata ad un aumento a breve termine della morbidità asmatica subito dopo il trattamento, ma ha mostrato un potenziale per la diminuzione a lungo termine dell'uso dei farmaci d'emergenza ed un miglioramento della funzionalità polmonare, del controllo dell'asma e della qualità della vita. ( Am J Respir Crit Care Med 2007; 176: 1185-91 )
Corticosteroidi inalatori e attività enzimatica
L'uso di corticosteroidi inalatori da parte degli asmatici incrementa l'attività dell'IDO, un enzima che degrada il triptofano. L'IDO svolge un ruolo chiave nella regolazione della funzionalità dei linfociti T, ed in modelli murini si è dimostrato in grado di inibire l'infiammazione eosinofila: il presente studio evidenzia il suo ruolo critico nella soppressione dell'infiammazione delle vie aeree osservata nei pazienti asmatici. Le possibili implicazioni cliniche consistono nel fatto che favorire l'attività dell'IDO in aggiunta alle terapie correnti potrebbe costituire una nuova strategia terapeutica per l'asma, onde auspicabilmente controllare più efficacemente l'infiammazione delle vie aeree e prolungare la remissione clinica. ( J Allergy Clin Immunol 2008; 121: 43-50 )