CA renale, prognosi peggiore nei neri
Vi sono differenze nel trattamento e negli esiti fra i pazienti anziani di razza bianca e nera con tumori renali: i pazienti di razza nera presentano infatti tassi di sopravvivenza molto inferiori, fenomeno spiegato dai minori tassi di nefrectomia e dalla maggior frequenza delle comorbidità nei pazienti di razza nera. Negli ultimi anni la sopravvivenza a cinque anni dei tumori a cellule renali è migliorata nella razza bianca, ma è rimasta pressoché invariata in quella nera. Benché le ragioni alla base della differenze nel trattamento non siano chiare e vadano investigate in studi futuri, il presente studio suggerisce che i pazienti di razza nera potrebbero trarre beneficio da sforzi volti a migliorare la disponibilità dell'assistenza sanitaria e da interventi volti a ridurre le comorbidità. ( J Clin Oncol 2007; 25: 3589-95 )
Immunologia dei tumori renali
Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche allogeniche (HSCT) determina la regressione tumorale in alcuni pazienti con carcinoma metastatico a cellule renali, e vi sono prove a supporto del fatto che questa regressione della malattia sia mediata da cellule T del donatore che rispondono agli antigeni espressi dalle cellule tumorali. E' stato rilevato il primo antigene relativo ad un tumore solido specifico: l'antigene rilevato infatti è limitato a questi tumori, e non è stato riscontrato in nessun altro tipo di tumore, ma nei tumori renali è presente nell'80 percento dei casi. L'HSCT è ampiamente usato per trattare i tumori maligni ematogeni, ed in alcuni pazienti risulta curativo, ma i dati sugli effetti dell'HSCT sui tumori solidi sono scarsi, e non era finora noto se questi tumori fossero suscettibili all'immunoterapia allogenica. I tumori renali metastatici hanno una prognosi estremamente infausta, ed a differenza di quanto accade con altri tumori, il trattamento sistemico con chemioterapia citotossica è generalmente inefficace. Si tratta comunque di un caso unico fra i tumori solidi, a causa delle sue proprietà immunogene, ed è uno dei pochi tumori solidi a rispondere all'HSCT. Il gene codificante per l'antigene interessato deriva dall'HERV di tipo E, un virus attivo milioni di anni fa il cui codice genetico è stato integrato nella linea germinale umana. Si tratta di porzioni inerti del codice genetico, che però in questo caso sono venute alla luce, codificando per un antigene dei tumori renali. E' necessario ora scoprire come mai il virus si attivi in questi tumori, e se vi siano altri antigeni che ne derivano. Il presente studio inoltre apre delle nuove opportunità, come l'uso della presenza del virus endogeno per il rilevamento dei tumori renali: esso potrebbe essere anche un nuovo target per l'immunoterapia. ( J Clin Invest online 2008, pubblicato il 21/2 )
Tumore del rene, statine riducono il rischio
Il trattamento con statine riduce il rischio di carcinoma a cellule renali. Dati da studi su modelli animali ed esperimenti in vitro suggeriscono che gli inibitori della HMG-CoA riduttasi sono in grado di sopprimere la crescita tumorale, ed inoltre ricerche precedenti hanno indicato benefici protettivi contro i tumori vescicali e prostatici con la terapia statinica. Nel presente studio, il trattamento con una statina è risultato associato ad una riduzione del 48 percento del rischio di carcinoma a cellule renali, anche dopo approssimazione per età, sesso, abitudine al fumo ed obesità. Sono ora necessari studi randomizzati controllati per verificare questi dati e determinare se le statine possano avere un qualche ruolo nella prevenzione e nel trattamento del carcinoma renale. ( Urology 2008; 71: 118-22 )