Valeriana
Phytochemicals

Author: silvia silvia
Date: 27/03/2009

Description

DESCRIZIONE
La Valeriana comune è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Valerianacee. È la più nota del genere Valeriana, costituito da più di 150 specie, maggiormente divulgate nelle regioni boscose europee e, in parte, anche in Nord America e nelle regioni tropicali sudamericane.
Il nome botanico si deduce dal latino valere (rigoroso, sano). Il nome popolare, erba dei gatti, proviene dal fatto che la pianta fresca esercita un'attrazione di tipo "stupefacente" sui gatti ed è forse questo il motivo per il quale, pur essendo decorativa, la si incontra raramente nei giardini.
CLASSIFICAZIONE

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA
Regno: Plantae
Divisione: Magnoliophyta
Classe: Magnoliospida
Ordine: Dispacales
Famiglia: Valerianacee
Genere: Valeriana

NOMENCLATURA BINOMIALE
Valeriana


Il genere Valeriana comprende circa 150 specie di erbe, tra cui la notissima “pianta officinale"che porta il nome volgare di Valeriana comune o Valeriana per antonomasia (Valeriana officinalis).
Specie
In Italia crescono spontaneamente una decina di specie (9 nell'elenco che segue):
• Valeriana officinalis, diffusa nei boschi umidi e ombrosi di tutta Italia;
• Valeriana phu, rara, solo nel Nord;
• Valeriana tripteris, diffusa nel Nord e nel Centro;
• Valeriana tuberosa, presente nei luoghi montani, erbosi e sassosi, in località limitate di tutta Italia esclusa la Sardegna (ma compresa la Sicilia);
• Valeriana montana, presente nei luoghi freschi e umidi di tutta Italia, compresa la Sardegna ed esclusa la Sicilia;
• Valeriana dioica, diffusa nei luoghi erbosi, umidi e paludosi del Nord e in pochi luoghi dell'Appennino;
• Valeriana saxatilis, propria di luoghi sassosi calcarei delle Alpi centrali e orientali e della Toscana;
• Valeriana celtica, limitata, per l'Italia, alla porzione di Alpi piemontesi compresa tra la Val di Susa e il Sempione;
• Valeriana saliunca, che cresce nei pascoli e sulle rupi delle Alpi e dell'Appennino centro-settentrionale.

MECCANISMO D’ AZIONE
Sono stati individuati molti dei componenti chimici della valeriana, ma non è noto quale possa essere responsabile degli effetti benefici sul sonno negli animali e negli studi in vitro. Il punto di forza della Valeriana è il fatto che i suoi componenti sono in grado di agire sinergicamente. Si suppone siano due categorie di composti a dare gli effetti sedativi della valeriana. La prima categoria comprende i principali costituenti del suo olio volatile, inclusi l’acido valerenico e i suoi derivati, che hanno dimostrato proprietà sedative sugli animali. Tuttavia, estratti di valeriana a basso contenuto di questi componenti hanno comunque effetti sedativi, rendendo così probabile l’ipotesi dell’ integrazione tra più composti. La seconda categoria comprende i valepotriati. Valepotriati e derivati sono instabili e si decompongono durante la conservazione o in un ambiente acquoso, rendendo così difficile la valutazione della loro attività.
Si ipotizza che il suo funzionamento sia spiegabile dall'azione stimolante sul GABA (acido gamma-aminobutirrico), un neurotrasmettitore che regola l’attività neuronale, con i conseguenti effetti sul sistema nervoso centrale di agevolazione dello stato di quiete e tranquillità e quindi del sonno.
Inoltre altri studi hanno evidenziato nella valeriana la presenza di idrossipinoresinolo, sostanza capace di legarsi agli stessi recettori delle benzodiazepine, che costituiscono la principale tipologia di farmaci utilizzati nella cura dell’ansia e dell’insonnia.
Tutte le specie di valeriana contengono olio essenziale (borneolo tra i “monoterpeni”; acido “valerenico” e valeranone tra i sesquiterpeni iridoidi (valepotriati), tannini, lignani (idrossipinoresinolo), alcaloidi (actinidina), aminoacidi liberi (acido gamma-aminobutirrico o GABA, tiroxina, arginina, glutamina).

Il meccanismo d'azione della Valeriana inizialmente fu riferito a una facilitazione della trasmissione “GABA”; concentrazioni basse di un estratto acquoso (pari a u.g) inibiscono la captazione e stimolano il rilascio del GABA dai sinaplosomi. Tale rilascio è indipendente dagli ioni calcio e dalla depolarizzazione della membrana, quindi è un fenomeno che non coinvolge le vescicole di deposito.
Al contrario, dipende dalla concentrazione degli ioni sodio e tale fatto induce a pensare che l'estratto inverta i processi di captazione e rilascio del GABA dal citosol. Dal momento che l'azione ipotizzata di inversione della captazione giustifica solo parzialmente l'aumento dei livelli del GABA, un'ipotesi alternativa è stata che, dal momento che il GABA non passa bene attraverso la barriera emato-encefalica, è possibile che la glutammina contenuta nell'estratto contribuisca all'effetto tranquillante, dal momento che essa passa la BEE e funge da precursore del GABA a livello centrale.
L'isovalerianato di borneolo per esempio, seppure partecipi soltanto all'attività biologica della droga, è dotato in ogni caso di un debole potere narcotico che favorisce il sonno nei soggetti nervosi diminuendo l'eccitabilità del midollo spinale.
Il valenolo, un alcool sesquiterpenico costituente l'essenza, manifesta un'azione spasmolitica pari - se non superiore - a quella della papaverina.
L'identificazione recente dei valeropotriati infine, ha permesso di attribuire loro una parte considerevole degli effetti neurotropi della valeriana. I valeropotriati agiscono infatti efficacemente come calmanti in talune forme di agitazione raggiungendo un effetto sedativo senza deprimere le capacità di concentrazione e le facoltà creative.
Tra gli altri meccanismi postulati sono da menzionare il legame al recettore dell’adenosina e l’affinità per il recettore della 5-HT da parte di alcuni lignani.
In conclusione la valeriana, come estratto totale, possiede un tropismo elettivo sul sistema nervoso centrale e sull'apparato cardiovascolare.

MECCANISMO MOLECOLARE DELL idrossipinoresinol-2,4’-di-O-beta-d-glucoside (PDG)

Lignans are major constituents of plant extracts and have important pharmacological effects on mammalian cells. Here we showed that pinoresinol-4,4'-di-O-beta-d-glucoside (PDG) from Valeriana officinalis induced calcium mobilization and cell migration through the activation of lysophosphatidic acid “(LPA)” receptor subtypes.
Pretreatment with pertussis toxin (PTX), an inhibitor of G(i) protein, completely blocked PDG-induced cell migration demonstrating that PDG evokes MEF cell migration through the activation of the G(i)-coupled receptor. Furthermore, pretreatment of MEF cells with Ki16425 (10muM), which is a selective antagonist for LPA and LPA receptors, completely blocked PDG-induced cell migration. PDG is a strong inducer of cell migration. We suggest that the pharmacological action of PDG may occur through the activation of an LPA receptor whereby activation of PI3K/Akt signaling pathway mediates PDG-induced MEF cell migration.



Embryonic stem cells (ESC) are pluripotent and could be maintained in vitro in a self-renewing state indefinitely, at the same time preserving their potential to differentiate towards more specific lineages. Despite the progress in the field, the complex network of signalling cascades involved in the maintenance of the self-renewing and pluripotent state remains not fully understood. In the present study, we have investigated the role of lysophosphatidic acid (LPA), a potent mitogen present in serum, in Ca(2+) signalling and early gene activation in mouse ESC (mESC). In these cells, we detected the expression of the G-protein coupled LPA receptor subtypes LPA, LPA and LPA. Using fluorescence Ca(2+) imaging techniques, we showed that LPA induced an increase in intracellular Ca(2+) concentration. This increase was also observed in the absence of extracellular Ca(2+), suggesting the involvement of internal stores. Pre-treatment with BAPTA-AM, thapsigargin or U-73122 efficiently blocked this Ca(2+) release, indicating that LPA was evoking Ca(2+) mobilization from the endoplasmic reticulum via the phospholipase C (PLC) pathway. Interestingly, this signalling cascade initiated by LPA was involved in inducing the expression of the Ca(2+)-dependent early response gene c-myc, a key gene implicated in ESC self-renewal and pluripotency. Additionally, LPA increased the proliferation rate of mESC. Our findings therefore outline the physiological role of LPA in mESC.


AZIONI FARMACOLOGICHE

La Valeriana è indicata, da sola o in associazione con altre piante, in alternativa alle benzodiazepine per il trattamento di lievi stati d'ansia e dei disturbi del sonno transitori e in ogni caso non associati a gravi disturbi mentali. Gli studi clinici hanno dimostrato che la Valeriana riduce il tempo di addormentamento e migliora la qualità del sonno nelle prime ore della notte, mentre non ha praticamente alcuna azione nelle ore successive di sonno.
Gli effetti elettroencefalografici sono più simili (aumento delle onde lente) a quelli della tiagabina, un inibitore della captazione del GABA utilizzato nella terapia dell'epilessia, che è un agonista del GABA , piuttosto che a quelli delle benzodiazepine e agli agonisti GABAb.
Le sperimentazioni hanno rivelato che la droga ha azione simile a quella delle benzodiazepine e dei barbiturici nell'induzione del sonno, senza provocare sonnolenza al risveglio, come invece fanno alcune molecole di sintesi ad azione più prolungata, anzi Takeda (/. Pharm. Dyn., 1981) riferisce alla droga un effetto di regolarizzazione a livello del SNC, ovvero un'azione sedativa in casi di agitazione ed un'azione di stimolazione in caso di estrema stanchezza.
L'effetto non sedativo, ma stimolante, attribuito a un ipotetico effetto timolettico, (Kohnen, Pharmacopsichiatry, 1988) è risultato dall'uso di basse dosi (100 mg) di KS di radice di Valeriana su 48 volontari sani sottoposti a condizioni di stress. L'estratto di Valeriana mostrò un effetto sia ansiolitico che sedativo, ma, a differenza di Passiflora e di Camomilla, ove l'effetto ansioltico è prevalente, la Valeriana ostenta un effetto maggiormente sedativo. Occorre precisare che la predominanza di un effetto rispetto all'altro è dose-dipendente.
L'estratto di Valeriana, mostra di possedere nel suo complesso tutta una serie di azioni che interagiscono col metabolismo del GABA, in sinergia tra loro.

1)Viene utilizzata per via orale come sedativo per:
- insonnia
- disturbi legati al sonno*
-ansia
-disturbi dell'umore come depressione e attention deficit-hyperactivity disorder (ADHD)
- per placare i crampi mestruali e per aiutare a sopportare i dolori muscolari e articolari.
2)Egualmente è usata per trattare molti sintomi di sforzo; compreso irritabilità, la depressione, l'esaurimento, le delusioni, l'isteria ed il tensionamento nervoso.
3)La radice della valeriana egualmente è stata indicata per alleviare il dolore. Ciò, unito con l'effetto calmante, lo rende efficace nell'alleviamento del dolore di emicranie di emicranie (particolarmente emicranie di sforzo,), di artrite e di muscolo.
4)Ha indicato la promessa nel trattamento dei parecchi disordini del nervo. Le assicelle, la sciatica, il neuralgia, la sclerosi a placche, l'epilessia e la neuropatia periferica sono tutte le circostanze che rispondono ad uso della valeriana.
5) E’ stata indicata per aiutare il disordine di deficit di attenzione in adulti ed in bambini, con altri disordini nervosi di infanzia.
6)Ha un effetto positivo su salute del cuore. Contribuisce a ritardare il cuore nella tachicardia, le guide regolano le aritmia e stabilizzano la pressione sanguigna (a dosi deboli agirebbe come leggero eccitante dei centri nervosi e aumenterebbe la pressione sanguigna; a dosi elevate invece sarebbe deprimente e paralizzante e diminuendo l’energia di contrazione del cuore abbasserebbe la pressione sanguigna). Il relativo effetto antitrombotico contribuisce ad impedire i coaguli di sangue pure.
7) Dà un cattivo sapore quando l'individuo che l'ha assunta fuma del tabacco; essa quindi può anche essere di aiuto nei casi in cui la persona vuole cercare di smettere di fumare. Aiuta ad eliminare la dipendenza dal tabacco.
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POSOLOGIA
Il dosaggio comune per valeriana per rilievo di insonnia è mg 300 - 600 dell'estratto. Ciò è uguale a circa 2 - 3 grammi della radice secca infusa in un tè. È suggerito che l'erba be è richiesta 30 minuti a due ore prima di ora di andare a letto. Per altri usi che l'erba può essere contenuta ha diviso le dosi durante il giorno o in un d'una sola dose in sera.
Per infusione di un cucchiaino della radice polverizzata in una tazza di acqua bollente, far riposare 15-20 minuti e bere due tazze al giorno.
L'estratto biochelato: 5-10 gocce due-tre volte al giorno. La tintura alcolica: 20-40 gocce due-tre volte al giorno. Il succo pressato dalla radice fresca risulta più efficace, perché i valeropotriati non subiscono modificazioni (ciò che accade invece con l'essiccamento della radice). Un cucchiaio di succo in mezzo bicchiere di acqua, bere due volte al giorno.
Gli integratori a base di valeriana sono ricavati dalle radici, dai rizomi (fusti sotterranei) e stoloni (fusti orizzontali). Le radici essiccate sono commercializzate sottoforma di tè o tinture, le parti della pianta essiccate e gli estratti vengono inseriti in capsule o incorporati in compresse. Non c’è chiarezza dal punto di vista scientifico riguardo l’attività della valeriana, che potrebbe risultare da un singolo componente piuttosto che dall’interazione dei vari costituenti. I principali costituenti della valeriana sono: oli volatili (acidi valerenici), componenti meno volatili quali i sesquiterpeni e i valepotriati, utilizzati a volte per standardizzare gli estratti.
Si usa l'infuso ottenuto versando un litro d'acqua bollente su venticinque grammi di radice di valeriana e lasciando riposare per circa tre quarti d'ora.
Quindi si cola e si beve un bicchiere di questo infuso più volte al giorno, secondo la necessità o l'intensità dei disturbi accusati. Per mitigare il cattivo odore dell'infuso e renderlo, così, più appetibile, si può aggiungere allo stesso qualche goccia di menta.

EFFETTI COLLATERALI
La valeriana è stata data ad un codice categoria 1 valutazione di sicurezza dall'associazione di erbe americana dei prodotti (AHPA.)
Gli effetti collaterali associati all’utilizzo della valeriana sono lievi e poco frequenti e comunque simili a quelli riportati dal placebo negli studi clinici randomizzati. La sicurezza a breve termine della valeriana è stata confermata in uno studio di farmacovigilanza post-marketing, che ha seguito 3447 pazienti trattati con preparazioni di valeriana. Mal di testa ed occasionali cintomi gastrointestinali sono gli effeti collaterali più frequentemente riportati.
In uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, è stato dimostrato che un trattamento acuto (600 mg) o prolungato (2 settimane) con valeriana (estratto secco LI 156) non influenzava il tempo di reazione, la concentrazione e lo stato di allerta in 102 volontari sani [Kuhlmann e coll. (1999) Pharmacopsychiatry 32:235-241]. Alcuni studi hanno paragonato gli effetti collaterali della valeriana con quelli delle benzodiazepine, quali flunitrazepam, triazolam, temazepam [Dorn e coll. (2000) Forsch Komplement Klass Naturheilkd 7:79-84; Hallam e coll. (2003) Human Psychopharmacol 18:619-625; Glasse e coll. (2003) J Clin Psycopharmacol 23:260-268]; I risultati di questi studi suggeriscono che la valeriana possiede un profilo di tollerabilità migliore, particolarmente alla luce della mancanza di un effetto Hangover (stato di confusione successivo al trattamento); inoltre non altera i processi cognitivi, non provoca sedazione e non altera le performance psicomotorie. A dosi elevate la valeriana può provocare disturbi transitori e reversibili quali confusione, sonnolenza, eccitabilità, insonnia, visione alterata, mal di testa, nausea, vomito, midriasi e disturbi cardiaci;
L'uso prolungato di valeriana è stata associato a problemi al fegato.
-Una sua possibile associazione con le allucinazioni è stata evidenziata dall’Uppsala Monitoring Centre che gestisce il database delle ADR dell’OMS (on reported agon A novembre 2007 il database dell’OMS conteneva 114 report di ADR associate a v. officinalis, di cui 57 riportano disordini psichiatrici. In 4 casi di allucinazioni la valeriana è riportata come unico costituente. In un caso è stata utilizzata con passiflora incarnata e humulus lupulus, piante comunque prive di effetti di questo tipo. In un solo report il paziente ha assunto contemporaneamente altri farmaci noti per causare disturbi visivi (ibuprofene e diazepam). Risulta strano il caso di una ragazza di 13 anni che, dopo aver assunto per una sola volta un estratto a base di valeriana, ha accusato allucinazioni visive e uditive per circa 2-3 mesi. In altri quattro casi (tre da V. officinalis e uno da V. officinalis/Humulus lupulus) si riportano sogni, pensieri anomali e paroniria (tutti termini correlati ad allucinazioni) e non erano presenti altre sostanze confondenti. Le informazioni su onset, outcome e dose sono nella maggior parte dei casi mancanti. Nella banca dati di farmacovigilanza nazionale vi è una sola segnalazione di paroniria. ists and antagonists of LPA receptors)

-A dosi elevate (12 mg/Kg) la Valeriana può causare un ritardo dell'ossificazione nel feto, senza alterare la durata e il decorso della gravidanza.

CONTROINDICAZIONI
-Poiché la Valeriana prolunga il sonno indotto dai barbiturici, non deve essere assunta nei giorni che precedono interventi chirurgici che prevedono il loro uso.
-E’sconsigliato l'uso nel primo trimestre di gravidanza e durante l'allattamento; può essere usata nel bambino a partire dai 6 anni di età e negli anziani, sotto controllo medico. Può causare alterazione in senso depressivo dei livelli di vigilanza.
- Non dovrebbe essere usata mentre guida, macchinario pesante di funzionamento o durante le altre attività che richiedono la vigilanza e l'acutezza mentale, dovuto il relativo effetto tranquilizing. La gente con l'affezione epatica non dovrebbe usare questa erba. Le donne incinte o d'allattamenti al seno non dovrebbero usare questo supplemento neanche.

INTERAZIONI
La valeriana non dovrebbe essere presa con i farmaci per anti-ansia, l'anestesia o i sedativi senza consultare un medico. La valeriana non dovrebbe essere mista con l'alcool o le droghe di ricreazione che causano la sedazione.

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