The Sudden Infant Death Syndrome (SIDS)
Diseases

Author: alessandra surace
Date: 23/02/2011

Description

DEFINITION

THE SUDDEN INFANT DEATH SYNDROME (SIDS) is the sudden death of an infant under 12 months of age that remains unexplained by a complete autopsy ; typically, a seemingly healthy infant is found dead after a sleep period.

EPIDEMIOLOGY

SIDS is the leading cause of postneonatal infant mortality in the United States, with an overall rate of 0.53/1,000 death scene investigation.

PATHOGENESIS

As the contribution of prone position diminished, the proportion of SIDS cases that were exposed in utero to nicotine in cigarette smoke increased, reaching as high as 90%. This change made maternal smoking during pregnancy the major modifiable risk factor for SIDS. Prenatal exposure to the multiple components of cigarette smoke may disrupt the development of cardiorespiratory and arousal pathways, many of which are located in the brain stem. Brain stem neurotransmitter abnormalities are found in SIDS infants, particularly in the serotonergic (5-HT) system in the medulla oblongata . This system is involved in homeostatic modulation of cardiorespiratory activity and arousal. Serotonin abnormalities in this network in infants who die of SIDS may contribute to a failure to respond to life-threatening physiological stressors, e.g., hypoxia, hypercarbia, asphyxia, or hypotension during a critical period of development.

After high-nicotine cigarette smoking began, plasma ACTH levels increased significantly above baseline within 12 min. Cortisol and DHEA increased significantly within 20 min. (art2.)

The relationship between cortisol concentrations in the venous blood of the mothers who smoked and did not smoke during pregnancy, and in the cord blood of their newborns is illustrated in this graphic. In general, the median concentrations of the hormone were lower in the cord blood of the neonates than in the venous blood of their mothers, but in three neonates of smoking and one neonate of a nonsmoking mother the cortisol concentrations were higher.

art1

TRP oxigenase activity is induced by the adrenal stress hormone cortisol. Induction of oxidative TRP catabolism also occurs via the enzyme IDO (indoleamina 2,3-diossigenasi). It follows that thriptophan decreases in in the central nervous system. The level of serotonin depends on amount of tryptophan, so cortisol reduces drastically the levels of serotonin and melatonin. Furter more, the cortisol reduces also cerebral 5HT2 Receptors, making the brain less sensitive to the serotonin action.

The response of the brain to hipercapnia is mediated by serotonin, so low level of serotonine reduces the ability of the newborn to wake up when his face is completely sinked into the pillow, expecially if extremely soft. In this way, it rises to a microambient rich of CO2, that activates cerebral seronin patway, deficient in newborn whose mother smokes during pregnancy.

There is no test to determine which infants may be at risk for SIDS. Kinney told CNN that researchers believe they are decades away from discovering a physical marker of a brainstem problem that could be identified in the blood.
To avoid the risk of SIDS, she and other doctors recommend that parents make sure that babies can breathe uninhibited during sleep: place babies on their backs to avoid their rolling over, don't over-bundle the baby, and don't leave loose bedding or stuffed toys in the crib.

Comments
2014-05-04T21:10:17 - Gianpiero Pescarmona

4/5/14

Morte in culla. Interrogazioni di SC e M5S al ministro Lorenzin sulla dimenticata legge "salva neonati"

Pietro Ichino (SC) al Senato e Massimo Baroni (M5S) alla Camera sono i primi firmatari di due interrogazioni che tentano di far luce su una sindrome non ancora chiarita che resta "la prima causa di morte dei bambini nati sani". La legge 31/2006 resta a tutt'oggi "inapplicata" su quasi tutto il territorio e il centro di eccellenza “Lino Rossi” è stato "svalutato"

04 MAG - Attuare la legge per la prevenzione della morte improvvisa in culla. "Una buona legge, di otto anni fa, dimenticata o male applicata, e un centro di eccellenza indebitamente svalutato: il Lino dell’Università di Milano". Questa l'intestazione dell’interrogazione al ministro della Salute, presentata al Senato da Pietro Ichino (SC) come primo firmatario. Sullo stesso tema, alla Camera, un’analoga interrogazione è stata depositata da Massimo Baroni (M5S).

La sindrome della morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome o Sids), più comunemente nota come “morte in culla”, è un fenomeno che non trova ancora una esauriente spiegazione scientifica. Si manifesta provocando la morte improvvisa e inaspettata di un lattante apparentemente sano, morte che resta non spiegata anche dopo l’autopsia. La sindrome colpisce i bambini nel primo anno di vita ed è a tutt’oggi la prima causa di morte dei bambini nati sani. In Italia vengono registrati ogni anno circa 300 casi.

Nelle interrogazioni si legge come recenti risultati della ricerca svolta nel Centro di ricerca “Lino Rossi- per lo studio e la prevenzione della morte inaspettata perinatale e della Sids” dell’Università degli Studi di Milano, hanno contribuito ad identificare la natura e la localizzazione delle lesioni responsabili di tali patologie. "Trattasi di anomalie congenite del tronco cerebrale, sede della regolazione reflessogena delle attività vitali (specie cardio-respiratorie), e del sistema di conduzione cardiaco, ossia della centralina elettrica del cuore".

La legge n. 31 del 2 febbraio 2006 recante “Disciplina del riscontro diagnostico sulle vittime della sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) e di morte inaspettata del feto”, viene definita "un importante intervento legislativo-sanitario, al fine di prevenire e ridurre la mortalità fetale e in culla". Secondo il comma 2 dell’articolo 1 il riscontro diagnostico deve essere effettuato “secondo il protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’Istituto di anatomia patologica dell’Università di Milano” (ora Centro Lino Rossi).
Nel dettaglio il Centro Lino Rossi aveva il compito di istituire una banca dati nazionale e trasmettere i dati raccolti "alla regione competente per territorio, ai medici curanti e ai parenti delle vittime”. Inoltre, spettava alle regioni il compito di individuare, sul loro territorio, i centri scientifici, di carattere universitario o ospedaliero, che svolgano la funzione di centri di riferimento per il riscontro diagnostico dei lattanti deceduti improvvisamente senza causa apparente.

Ciononostante, le disposizioni previste dalla legge n. 31 del 2006 risulterebbero ancora inattuate sul territorio nazionale, a esclusione di alcune sporadiche seppur significative eccezioni rappresentate dalla Provincia Autonoma di Trento e dagli Ospedali di Lecco, Merate, Crema, Piacenza e Modena. Nelle interrogazioni si aggiunge poi che "il 9 dicembre 2013 l’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia Mantovani ha dichiarato, davanti alla Commissione Sanità del Consiglio regionale, che il protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’Istituto di Anatomia patologica dell’Università degli Studi di Milano sarebbe stato bocciato dal Consiglio Superiore della Sanità".

Ichino e Baroni, in conclusione, chiedono al ministro della Salute: con quale atto sia avvenuta la pretesa bocciatura e quali ne siano le motivazioni; se e da chi sia stata predisposta una nuova formulazione del protocollo diagnostico in questione; quali siano le Regioni che hanno individuato i Centri di riferimento; quali misure il ministro ritenga necessario porre in essere al fine di garantire una corretta attuazione di quanto previsto dalla legge 2 febbraio 2006 n. 31; quali interventi lo stesso ministro intenda intraprendere per evitare la dispersione del patrimonio scientifico culturale del “Centro Lino Rossi” dell’Università degli Studi di Milano; se il ministro non ritenga che detto Centro possa essere valorizzato come ente di riferimento nazionale per tutti i presidi sanitari.

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"":Morte in culla. Interrogazioni di SC e M5S al ministro Lorenzin sulla dimenticata legge "salva neonati"

Pietro Ichino (SC) al Senato e Massimo Baroni (M5S) alla Camera sono i primi firmatari di due interrogazioni che tentano di far luce su una sindrome non ancora chiarita che resta "la prima causa di morte dei bambini nati sani". La legge 31/2006 resta a tutt'oggi "inapplicata" su quasi tutto il territorio e il centro di eccellenza “Lino Rossi” è stato "svalutato"

04 MAG - Attuare la legge per la prevenzione della morte improvvisa in culla. "Una buona legge, di otto anni fa, dimenticata o male applicata, e un centro di eccellenza indebitamente svalutato: il Lino dell’Università di Milano". Questa l'intestazione dell’interrogazione al ministro della Salute, presentata al Senato da Pietro Ichino (SC) come primo firmatario. Sullo stesso tema, alla Camera, un’analoga interrogazione è stata depositata da Massimo Baroni (M5S).

La sindrome della morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome o Sids), più comunemente nota come “morte in culla”, è un fenomeno che non trova ancora una esauriente spiegazione scientifica. Si manifesta provocando la morte improvvisa e inaspettata di un lattante apparentemente sano, morte che resta non spiegata anche dopo l’autopsia. La sindrome colpisce i bambini nel primo anno di vita ed è a tutt’oggi la prima causa di morte dei bambini nati sani. In Italia vengono registrati ogni anno circa 300 casi.

Nelle interrogazioni si legge come recenti risultati della ricerca svolta nel Centro di ricerca “Lino Rossi- per lo studio e la prevenzione della morte inaspettata perinatale e della Sids” dell’Università degli Studi di Milano, hanno contribuito ad identificare la natura e la localizzazione delle lesioni responsabili di tali patologie. "Trattasi di anomalie congenite del tronco cerebrale, sede della regolazione reflessogena delle attività vitali (specie cardio-respiratorie), e del sistema di conduzione cardiaco, ossia della centralina elettrica del cuore".

La legge n. 31 del 2 febbraio 2006 recante “Disciplina del riscontro diagnostico sulle vittime della sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) e di morte inaspettata del feto”, viene definita "un importante intervento legislativo-sanitario, al fine di prevenire e ridurre la mortalità fetale e in culla". Secondo il comma 2 dell’articolo 1 il riscontro diagnostico deve essere effettuato “secondo il protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’Istituto di anatomia patologica dell’Università di Milano” (ora Centro Lino Rossi).
Nel dettaglio il Centro Lino Rossi aveva il compito di istituire una banca dati nazionale e trasmettere i dati raccolti "alla regione competente per territorio, ai medici curanti e ai parenti delle vittime”. Inoltre, spettava alle regioni il compito di individuare, sul loro territorio, i centri scientifici, di carattere universitario o ospedaliero, che svolgano la funzione di centri di riferimento per il riscontro diagnostico dei lattanti deceduti improvvisamente senza causa apparente.

Ciononostante, le disposizioni previste dalla legge n. 31 del 2006 risulterebbero ancora inattuate sul territorio nazionale, a esclusione di alcune sporadiche seppur significative eccezioni rappresentate dalla Provincia Autonoma di Trento e dagli Ospedali di Lecco, Merate, Crema, Piacenza e Modena. Nelle interrogazioni si aggiunge poi che "il 9 dicembre 2013 l’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia Mantovani ha dichiarato, davanti alla Commissione Sanità del Consiglio regionale, che il protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell’Istituto di Anatomia patologica dell’Università degli Studi di Milano sarebbe stato bocciato dal Consiglio Superiore della Sanità".

Ichino e Baroni, in conclusione, chiedono al ministro della Salute: con quale atto sia avvenuta la pretesa bocciatura e quali ne siano le motivazioni; se e da chi sia stata predisposta una nuova formulazione del protocollo diagnostico in questione; quali siano le Regioni che hanno individuato i Centri di riferimento; quali misure il ministro ritenga necessario porre in essere al fine di garantire una corretta attuazione di quanto previsto dalla legge 2 febbraio 2006 n. 31; quali interventi lo stesso ministro intenda intraprendere per evitare la dispersione del patrimonio scientifico culturale del “Centro Lino Rossi” dell’Università degli Studi di Milano; se il ministro non ritenga che detto Centro possa essere valorizzato come ente di riferimento nazionale per tutti i presidi sanitari.

Interrogazione Pietro Ichino
Interrogazione Massimo Baroni

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