Breast Cancer
Cancer

Author: Gianpiero Pescarmona
Date: 12/09/2007

Description

Epigenetic Information and Estrogen Receptor Alpha Expression in Breast Cancer 2006

The Primary Prevention of Breast Cancer with Selective Estrogen Receptor Modulators (SERMs): A Cost-Effectiveness Analysis - 2007

Insulin resistance and breast cancer

An insulin effect on cytoplasmic estrogen receptor in the human breast cancer cell line MCF-7. 1981

Relation between insulin resistance and serum concentrations of IL-6 and TNF-alpha in overweight or obese women with early stage breast cancer. 2005

Selection of hormone-responsive advanced breast cancer with a cytoplasmic estrogen receptor assay. Analysis of 100 cases. 1989

p130Cas interacts with estrogen receptor {alpha} and modulates non-genomic estrogen signaling in breast cancer cells 2004

Identification of estrogen receptor ligands leading to activation of non-genomic signaling pathways while exhibiting only weak transcriptional activity. 2006

Estrogen Receptor Null Mice: What Have We Learned and Where Will They Lead Us? 1999

DAX-1 expression in human breast cancer: comparison with estrogen receptors ER-α, ER-β and androgen receptor status 2004

Tumore mammario: test predice metastasi
Un nuovo marcatore per i tumori mammari potrebbe portare al primo test in grado di prevedere la probabilità di metastasi di questi tumori dal sangue circolante. Il marcatore, noto come microambiente tumorale di metastasi (TMEM), risulta doppiamente denso nelle pazienti che sviluppano metastasi rispetto a quanto riscontrato in quelle le cui lesioni rimangono localizzate. L'uso di questo marcatore potrebbe migliorare le attuali pratiche di previsione delle metastasi da tumore mammario: esse tradizionalmente si basano su dimensioni e differenziamento del tumore e diffusione linfatica. Benché si tratti di parametri utili, la densità del TMEM riflette direttamente il meccanismo di metastasi tramite il flusso ematico, e pertanto potrebbe rivelarsi più specifico e direttamente rilevante. Si tratta di un marcatore immunoistochimico che analizza le cellule tumorali invasive, i leucociti perivascolari e le cellule endoteliali dei vasi sanguigni: se la sua utilità clinica venisse confermata, sarebbe possibile stratificare le pazienti per il trattamento risparmiando costi e tossicità, considerando anche che il 40 percento delle pazienti va incontro a recidive o metastasi. (Clin Cancer Res online 2009, pubblicato il 24/3)

Spiegato il ruolo dell' Il-6 nel ca mammario
Era da tempo in cima alla lista dei principali indiziati di un 'delitto' di cui ogni anno sono vittima oltre 11 mila donne italiane, ma malgrado la sua puntuale presenza sulla scena del crimine, finora nessuno era mai riuscito ad incastrarla. Il suo nome è interleuchina 6, una proteina il cui eccesso è tradizionalmente associato ad un tumore, quello al seno, che colpisce nel nostro Paese circa 36 mila donne l'anno. A inchiodarla finalmente alle sue responsabilità è stato un gruppo di giovani ricercatori dell'università di Bologna che, secondo la rivista scientifica Journal of Clinical Investigation, ha dimostrato che la proteina non solo rende più aggressive le cellule tumorali, ma induce anche un effetto 'dottor Jekyll e mister Hyde' su quelle sane, che in sua presenza iniziano a dare segni di 'pazzia', tipici del cancro. Lo studio si intreccia inoltre con una delle nuove frontiere della ricerca medica oncologica, quella delle cosiddette cellule staminali tumorali: le vere leader dello sviluppo del cancro al seno. Sono proprio queste, infatti, ad essersi mostrate sensibili all'interleuchina 6. "Le staminali sane, esposte all'interleuchina, iniziano ad assumere atteggiamenti tipici di quelle maligne - spiega Massimiliano Bonafé, 38 anni, a capo del team di ricercatori dell'università di Bologna - Cominciano a migrare, a spostarsi cioè facendosi largo tra le altre cellule, sopravvivono in apnea anche in ambienti poveri d'ossigeno, e tendono a crescere, contrariamente alle altre, anche in sospensione, ovvero prive di una base d'appoggio. Tutti segnali preoccupanti. Abbiamo inoltre osservato che, così come le staminali del cancro, iniziano a produrre loro stesse altra interleuchina. E questo sembra rispondere a un altro grattacapo, cui la scienza finora non aveva trovato soluzione: da dove proviene l'interleuchina in eccesso nelle pazienti con cancro al seno?". Si sapeva già da tempo che questa proteina avesse una stretta relazione col tumore della mammella. Non solo infatti si riscontra in abbondanza nelle pazienti, ma a concentrazioni più elevate corrispondono tumori più aggressivi e potenzialmente letali. Nessuno però finora era riuscito a spiegare come interagisse col tumore, e nemmeno cosa ne originasse l'eccesso".

BRCA1a has antitumor activity in TN breast, ovarian and prostate cancers

Comments
2014-01-07T23:26:38 - Gianpiero Pescarmona

tempi-finali.blogspot.it/2012/06/come-mammografia-raggi-x-sta.html

http://blog.poliambulatoriodallarosaprati.it/radiazioni-mammografia

http://www.biospazio.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=2276

2013-03-05T18:51:01 - Gianpiero Pescarmona

Primary Prevention

Nuovo test genetico per diagnosi prematura tumori, non invasivo ed economico

Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) - Un nuovo test genetico in grado di scovare la mutazione genetica che può predisporre allo sviluppo di infezioni e tumori. A metterlo a punto è un team di ricercatori provenienti dall'Istituto Regina Elena (Ire), in collaborazione con l'università Sapienza e il Centro nazionale ricerca (Cnr) di Roma. Il test diagnostico, economico e veloce, può individuare chi è affetto e portatore sano di atassia teleangectasia (A-T), una malattia rara che colpisce un bambino su 10.000-50.000 nati, su un ampia popolazione e consente così fin dall'infanzia l'inizio di terapie e comportamenti di prevenzione. I risultati della scoperta sono stati pubblicati sul 'Journal of Clinical Investigation'.

I ricercatori hanno applicato il test per la prima volta ad un gruppo di pazienti affette da carcinoma della mammella dimostrando che l'8% delle donne che avevano sviluppato il tumore in età giovanile era portatrice sana di A-T. Questa patologia è caratterizzata da progressiva degenerazione neuronale, sensibilità alle radiazioni, immunodeficienza e predisposizione allo sviluppo di infezioni ricorrenti e di tumori. Le mutazioni del gene Atm, se ereditate da genitori entrambi portatori sani, sono responsabili dell'A-T. I portatori sani di mutazioni Atm (eterozigoti A-T) sono molto più frequenti, ed in Italia rappresentano tra l'1,5% e il 3,5% della popolazione generale. Di solito, però, solo una piccola parte dei portatori sani scopre di esserlo, in seguito alla nascita di un figlio malato.

Il nuovo test diagnostico consente di individuare in modo veloce, economico e non invasivo i portatori sani di mutazioni Atm nella popolazione generale e di distinguere i bambini con A-T da quelli con altre patologie atassiche, malattie che determinano perdita di coordinazione nei movimenti. A mettere a punto il test sono stati: Cecilia Nisticò, dell'oncologia medica dell'Ire, il ricercatore Andrea Prodosmo nel gruppo coordinato da Silvia Soddu dell'Ire, Luciana Chessa dell'università Sapienza di Roma ed Enrico Cundari del Cnr di Roma.

"Non esistono terapie risolutive della malattia - afferma Luciana Chessa - ma trattamenti di supporto specifici come la fisioterapia, la terapia del linguaggio e il trattamento delle infezioni e delle complicazioni polmonari sono in grado di rallentarne il decorso. La complessità e il costo dei test genetici - aggiunge - fino ad ora disponibili non consentivano una diagnosi precoce se non in centri altamente specializzati e solo in casi selezionati".

"Lo sviluppo di un test specifico non invasivo, economico e veloce - sottolinea Ruggero De Maria, direttore scientifico dell'Ire - apre per la prima volta la possibilità di valutare diversi aspetti predittivi su un'ampia popolazione, dare specifiche indicazioni comportamentali per la prevenzione di tumori ed intervenire con una precocità impensabile fino ad oggi".

2012-09-26T09:05:43 - drita ndrev

BLUEBERRIES AND BREAST CANCER

INTRODUCTION

Blueberries are perennial flowering plants with indigo-colored berries in the section Cyanococcus within the genus Vaccinium (a genus that also includes cranberries and bilberries). Species in the section Cyanococcus are the most common fruits sold as "blueberries" and are native to North America (commercially cultivated highbush blueberries were not introduced into Europe until the 1930s).

The fruit is a berry 5–16 millimeters (0.20–0.63 in) in diameter with a flared crown at the end; they are pale greenish at first, then reddish-purple, and finally dark blue when ripe.

Blueberries have a diverse range of micronutrients, with moderate levels (relative to respective Dietary Reference Intakes) of the essential dietary mineral manganese, vitamin C, vitamin K and dietary fiber. One serving provides a relatively low glycemic load score of 4 out of 100 per day.

Blueberries contain anthocyanins, other pigments and various phytochemicals, which are under preliminary research for their potential role in reducing risks of diseases such as inflammation and cancer, especially breast cancer.

(blueberry)

Breast cancer is a type of cancer originating from breast tissue, most commonly from the inner lining of milk ducts or the lobules that supply the ducts with milk. Cancers originating from ducts are known as ductal carcinomas, while those originating from lobules are known as lobular carcinomas.

The size, stage, rate of growth, and other characteristics of a breast cancer determine the kinds of treatment. Treatment may include surgery, drugs(hormonaltherapy and chemotherapy), radiation and/or immunotherapy.

Breast cancer, like other cancers, occurs because of an interaction between the environment and a defective gene. Normal cells divide as many times as needed and stop. They attach to other cells and stay in place in tissues. Cells become cancerous when mutations destroy their ability to stop dividing, to attach to other cells and to stay where they belong.

Normal cells will commit cell suicide (apoptosis) when they are no longer needed. Until then, they are protected from cell suicide by several protein clusters and pathways. One of the protective pathways is the PI3K/AKT pathway; another is the RAS/MEK/ERK pathway. Sometimes the genes along these protective pathways are mutated in a way that turns them permanently "on", rendering the cell incapable of committing suicide when it is no longer needed. This is one of the steps that causes cancer in combination with other mutations. Normally, the PTEN protein turns off the PI3K/AKT pathway when the cell is ready for cell suicide. In some breast cancers, the gene for the PTEN protein is mutated, so the PI3K/AKT pathway is stuck in the "on" position, and the cancer cell does not commit suicide. Mutations that can lead to breast cancer have been experimentally linked to estrogen exposure. Abnormal growth factor signaling in the interaction between stromal cells and epithelial cells can facilitate malignant cell growth. In the United States, 10 to 20 percent of patients with breast cancer and patients with ovarian cancer have a first- or second-degree relative with one of these diseases. The familial tendency to develop these cancers is called hereditary breast—ovarian cancer syndrome. The best known of these, the BRCA mutations, confer a lifetime risk of breast cancer of between 60 and 85 percent and a lifetime risk of ovarian cancer of between 15 and 40 percent. Some mutations associated with cancer, such as p53, BRCA1 and BRCA2, occur in mechanisms to correct errors in DNA.

(Breast Cancer)

ASSOCIATION BETWEEN BLUEBERRIES AND BREAST CANCER

Diets rich in fruits and vegetables are implicated in breast cancer risk reduction, yet underlying mechanisms are poorly understood.
Mammary stem cells are undifferentiated epithelial cells, which initiate mammary tumors and render them resistant to anticancer therapies, when deregulated. The purpose of this study was to investigate the anticancer properties of an anthocyanin-pyruvic acid adduct extract. Dietary factors selectively target mammary epithelial cells that display stem-like/progenitor subpopulations with previously recognized tumor-initiating potential. With increasing concentration of berry extract, increasing inhibition of cell proliferation in all the cells were observed. The berry extracts were also evaluated for their ability to stimulate apoptosis.

(Repression of mammosphere formation of human breast cancer cells by soy isoflavone genistein and blueberry polyphenolic acids suggests diet-mediated targeting of cancer stem-like/progenitor cells.)

(Blackberry, black raspberry, blueberry, cranberry, red raspberry, and strawberry extracts inhibit growth and stimulate apoptosis of human cancer cells in vitro.)

An anthocyanin extract from blueberry (extract I) and an anthocyanin-pyruvic acid adduct extract (extract II) were tested on two breast cancer cell lines. In both cell lines, extracts I and II significantly reduced cell proliferation at 250 μg/mL, after 24 h of cell incubation. Caspase-3 activity was not altered by the extracts (250 μg/mL) in either cell line, with the exception of extract II in MCF-7, which increased its activity, probably explaining its effects on cell proliferation.

(Blueberry anthocyanins and pyruvic acid adducts: anticancer properties in breast cancer cell lines.)

Treatment with blueberry decreased phosphatidylinositol 3-kinase (PI3K)/AKT and NFkappaB activation in MDA-MB-231 cells, where protein kinase C and extracellular signal-regulated kinase (ERK) were not affected. Tumor weight and proliferation (Ki-67 expression) were decreased in blueberry-treated mice, where apoptosis (caspase-3 expression) was increased compared with controls. Immunohistochemical analysis of tumors from blueberry-fed mice showed decreased activation of AKT and p65 NFkappaB signaling proteins with no effect on the phosphorylation of ERK. Decreased metastatic potential of MDA-MB-231 cells by blueberry was shown through inhibition of cell motility using wound-healing assays and migration through a polyethylene terephthalate membrane. Blueberry treatment decreased the activity of matrix metalloproteinase-9 and the secretion of urokinase-type plasminogen activator while increasing tissue inhibitor of metalloproteinase-1 and plasminogen activator inhibitor-1 secretion in MDA-MB-231 conditioned medium as shown by Western blotting.

(Blueberry phytochemicals inhibit growth and metastatic potential of MDA-MB-231 breast cancer cells through modulation of the phosphatidylinositol 3-kinase pathway.)

DISGRESSION ABOUT BIOCHEMISTRY

Phosphatidylinositol 3-kinases (PI 3-kinases or PI3Ks) are a family of enzymes involved in cellular functions such as cell growth, proliferation, differentiation, motility, survival and intracellular trafficking, which in turn are involved in cancer.

PI3Ks are a family of related intracellular signal transducer enzymes capable of phosphorylating the 3 position hydroxyl group of the inositol ring of phosphatidylinositol. They are also known as phosphatidylinositol-3-kinases.

The pathway, with oncogene PIK3CA and tumor suppressor PTEN (gene), is implicated in insensitivity of cancer tumors to insulin and IGF1, in calorie restriction.

Many of the functions of PI3K are relate to the ability of PI 3-kinases to activate protein kinase B (PKB, aka Akt) as in the PI3K/AKT/mTOR pathway.

(Phosphoinositide 3-kinase)

Caspase 3 is a caspase protein that interacts with caspase 8 and caspase 9. The CASP3 protein is a member of the cysteine-aspartic acid protease (caspase) family.

Sequential activation of caspases plays a central role in the execution-phase of cell apoptosis.

Caspases exist as inactive proenzymes that undergo proteolytic processing at conserved aspartic residues to produce two subunits, large and small, that dimerize to form the active enzyme. This protein cleaves and activates caspases 6 and 7; and the protein itself is processed and activated by caspases 8, 9, and 10.

Caspase-3 is activated in the apoptotic cell both by extrinsic (death ligand) and intrinsic (mitochondrial) pathways.

(Caspase 3)

In molecular biology, extracellular-signal-regulated kinases (ERKs) or classical MAP kinases are widely expressed protein kinase intracellular signalling molecules that are involved in functions including the regulation of meiosis, mitosis, and postmitotic functions in differentiated cells. Many different stimuli, including growth factors, cytokines, virus infection, ligands for heterotrimeric G protein-coupled receptors, transforming agents, and carcinogens, activate the ERK pathway.

The term, "extracellular-signal-regulated kinases", is sometimes used as a synonym for mitogen-activated protein kinase (MAPK), but has more recently been adopted for a specific subset of the mammalian MAPK family. In the MAPK/ERK pathway, Ras activates c-Raf, followed by mitogen-activated protein kinase kinase (abbreviated as MKK, MEK, or MAP2K) and then MAPK1/2. Ras is typically activated by growth hormones through receptor tyrosine kinases and GRB2/SOS, but may also receive other signals. ERKs are known to activate many transcription factors, such as ELK1, and some downstream protein kinases. Disruption of the ERK pathway is common in cancers, especially Ras, c-Raf and receptors such as HER2.

CONCLUSION

These data illustrate the inhibitory effect of blueberry phytochemicals on the growth and metastatic potential of MDA-MB-231 cells through modulation of the PI3K/AKT/NFkappaB pathway.
In conclusion, blueberry anthocyanins and the respective anthocyanin-pyruvic acid adducts demonstrated anticancer properties by inhibiting cancer cell proliferation and by acting as cell antiinvasive factors and chemoinhibitors.

2009-07-19T22:03:15 - Gianpiero Pescarmona

Continua disputa su numeri cancro seno under 45
Botta e risposta tra ricercatori sui 'numeri' del tumore al seno. La disputa scientifica era partita dal uno studio del Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, secondo il quale sarebbero sottostimati i dati ufficiali del cancro alla mammella tra le donne under 45. Un'indicazione contestata da Franco Berrino, epidemiologo dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano e Eugenio Paci, segretario nazionale dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), in una dettagliata analisi sulla metodologia utilizzata dai colleghi. Altrettanto dettagliata, in 5 fitte pagine a cui se ne aggiungono due di bibliografia, la risposta degli autori dello studio - Incidence of breast cancer in Italy: mastectomies and quadrantectomies from 2000 to 2005 (Journal of Experimental & Clinical Cancer Research 2009, 28:86 (19 June 2009) - guidati da Antonio Giordano (presidente della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, professore di anatomia e istologia patologica all'università di Siena e presidente del Comitato scientifico del Crom), che difendono la loro tesi: "in Italia ogni anno i casi di tumore al seno sono molti di più di quelli riportati dalle stime ufficiali".

"Fatta salva la libertà di 'sperimentare', ovvero la facoltà del singolo o di un equipe scientifica di ricercare metodologie idonee a studiare un fenomeno d'interesse anche attraverso percorsi parzialmente o completamente diversi da quelli tradizionalmente utilizzati per l'analisi dello stesso fenomeno - si legge nella lunga risposta - gli autori dell'articolo vogliono precisare che i Registri Tumori sono sicuramente il gold-standard per lo studio epidemiologico delle neoplasie ed auspicano il concretizzarsi di opportunità di futura collaborazione con gli esperti che da molti anni sono impegnati nel settore". Nessuna voglia di fare la 'guerra', dunque, dicono i ricercatori napoletani che smentiscono l'accusa fatta da Berrino e Paci di non essersi confrontati con i dati Airtum, sottolineando che la fase di confronto è durata oltre un anno. Ma ricordano anche che "ad oggi, nel nostro Paese i Registri Tumori coprono solo il 30% della popolazione. "Per fornire dei dati nazionali al ministero della Salute, la stessa Airtum non può disporre di informazioni dettagliate derivanti da Registri che coprano l'intero territorio nazionale e si trova costretta a ricorrere a valori medi e a modelli statistici basati sulle schede di mortalità Istat". Pertanto,"i dati nazionali forniti dall'Airtum sono 'stime' statistiche". A partire da queste considerazioni i ricercatori difendono anche la metodologia basata sull'analisi delle schede di dimissione ospedaliera, contestata dagli esperti Airtum, e spiegano nel dettaglio tutti i criteri seguiti per un'analisi 'depurata' da fattori confondenti. In base a questi criteri "non è possibile - scrivono - che lesioni benigne siano state incluse nel nostro conteggio". Piuttosto potrebbe esserci una sottostima del 10-15% dei tumori maligni della mammella. Disaccordo sui numeri a parte, i ricercatori si dicono convinti che si debba puntare sulla collaborazione ."Il gold standard per lo studio epidemiologico dei tumori - spiegano - sarebbe quello di disporre per tutto il territorio nazionale di Registri tumori in grado di incrociare diversi flussi informativi (oltre le Sdo), inclusi i dati di anatomia patologica, come giustamente sottolinea l'Airtum".
In definitiva gli autori auspicano, in uno spirito di collaborazione, che anche l'Airtum possa considerare l'opportunità di utilizzare maggiormente, per la stime di incidenza, un archivio ormai ben consolidato quale le Sdo, come auspicato da Alleanza contro il Cancro e sulla scorta della positiva esperienza della Regione Piemonte. E per questo offriamo la nostra piena e fattiva collaborazione se vorrà essere accolta".

2009-06-17T14:00:14 - Gianpiero Pescarmona

Basal-Like Breast Cancer Defined by Five Biomarkers Has Superior Prognostic Value than Triple-Negative Phenotype 2008

AMP-activated protein kinase in metabolic control and insulin signaling. 2007

Factors affecting VEGF expression

Regulated expression of the Renin-Angiotensin-System in human granulosa lutein cells: Angiotensin II increases VEGF expression but its synthesis is reduced by hCG. 2009

Factors affecting Angiotensin and its receptor expression

Estrogen prevents intestinal inflammation after trauma-hemorrhage via downregulation of angiotensin II and angiotensin II subtype I receptor. 2008

Papers Chaudry IH estrogen

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