Cromo
Minerals

Author: Enrico Prenesti
Date: 20/07/2007

Description

Forma chimica: ione cromo(III). I composti di cromo(III) non hanno nulla a che fare con la ben nota tossicità dei composti di cromo(VI). E' questo uno dei casi eclatanti in cui, a parità, di elemento (cromo), la forma specifica chimica in soluzione (determinata, in questo caso, da uno stato redox) determina il rimedio (cromo(III)) o il tossico (cromo(VI)), ovvero l'auspicabile o il temibile.

Fonti alimentari
Fonti animali:lievito di birra, carne, fegato, tuorlo d’uovo, ostriche, formaggi.
Fonti vegetali:cereali integrali, funghi, prugne, datteri, asparagi, patate, nocciole, vino, birra, pepe nero.

Funzione biochimica
Lo ione cromo(III) è da tempo riconosciuto come nutriente essenziale per l’organismo umano.
Il cosiddetto «Fattore di Tolleranza al Glucosio» (in seguito: FTG) è la forma chimica biologicamente attiva dello ione cromo(III), che si pensa comprendere:

- lo ione cromo(III),
- la vitamina B3 (forme chimiche: nicotinammide, acido nicotinico),
- alcuni amminoacidi tra cui: acido L-glutammico, glicina e L-cisteina.

Il FTG non è ancora stato isolato a livello molecolare e non è, quindi, accertato il suo meccanismo d’azione. Un’ipotesi molecolare di FTG (probabilmente parziale) abbastanza accreditata è quella che corrisponde al complesso del cromo(III) con un oligopeptide legante: la biomolecola risultante è denominata cromodulina (in inglese: chromium-binding oligopeptide, chromodulin). La cromodulina rappresenta anche la forma chimica di escrezione urinaria del cromo(III). l FTG è essenziale per l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule dell’organismo e agisce potenziando l’effetto dell’insulina a livello dei recettori specifici degli organi bersaglio. La carenza di FTG può provocare pericolose situazioni di iperinsulinismo che sbilanciano anche i livelli dell’ormone glucagone, con conseguenti possibili danni cellulari. La cromodulina stimola l’attività tirosina chinasica favorendo, così, il legame insulina-recettore.

Fabbisogno stimato
Tra 50 e 200 microgrammi/die. Per quanto riguarda, però, l’indicatore L.A.R.N. - Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti - non esistono riferimenti sufficienti per stabilire dosi raccomandate di assunzione. Il dosaggio terapeutico di cromo(III) può ragionevolmente essere individuato nell’intervallo 400-600 microgrammi/die (aumentabile almeno a 1000 microgrammi/die).

Effetti da carenza e da eccesso
I sintomi di deficienza di cromo(III) includono alti tassi ematici di colesterolo e di trigliceridi, segni di intolleranza al glucosio e aterosclerosi. La carenza di cromo(III) è frequente nei diabetici di tipo 2. Nell'animale, deficit sperimentali di cromo(III) provocano un quadro di intolleranza ai glucidi simile al diabete mellito, con disturbi della crescita e livelli ematici elevati di colesterolo. Uno stato di ridotta tolleranza ai glucidi cromo-sensibile è stata osservata anche in bambini malnutriti e in vari casi di soggetti diabetici. La carenza cronica di cromo(III) favorisce l’aterosclerosi e l’iperinsulinemia e aumenta i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. Un deficit di cromo(III) è stato anche associato all'ipercolesterolemia.
L’eccessivo consumo di glucidi semplici (zuccheri) produce impoverimento di cromo(III) ematico e ne incrementa l’escrezione urinaria. È stato, infatti, dimostrato sperimentalmente che quando si inietta glucosio per via endovenosa (per esempio durante certi interventi chirurgici) aumenta il livello plasmatico di cromo(III). Nell'uomo sono noti casi di carenza di cromo(III) in corso di nutrizione parenterale totale caratterizzati, tra altri sintomi, da stati di grave intolleranza al glucosio resistenti all’insulina. Si comprende, allora, che il FTG è un aspetto chiave dell’insulino-resistenza, quindi del diabete mellito di tipo 2.

Campi potenziali di applicazione
Il cromo(III) ha un effetto benefico clinicamente documentato in letteratura su iperglicemia, ipoglicemia, diabete e iperlipidemia. Può allora essere considerato per: stati di ridotta tolleranza al glucosio, diabete di tipo 2, stati di iperlipidemia.

Endocrinologia
Nelle popolazioni non occidentali, vi sono alcune prove del fatto che il cromo(III) possa essere di beneficio, ma in quelle occidentali finora nulla indica in modo definitivo che sia d'aiuto nei dosaggi impiegati. Diversi pazienti comunque assumono cromo(III) sotto forma di integratori, e pertanto i medici dovrebbero essere consapevoli della teorica possibilità di un effetto ipoglicemizzante che potrebbe sconfinare nell'ipoglicemia franca nei pazienti trattati con sulfaniluree o insulina. E' essenziale sviluppare uno strumento che consenta di accertare se il paziente ha deficit di cromo(III), in quanto sarebbe interessante studiare una popolazione che ne è deficitaria (Diabetes Care 2007; 30: 1092-6).

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